Comincia il marzo tibetano

La macchina repressiva cinese si sta per muovere con puntualità spietata contro le proteste e le manifestazioni di marzo, il mese simbolo della rivolta in Tibet. 10 marzo, cinquant’anni dalla grande fuga in India del Dalai Lama, per scampare alla persecuzione Han. 14 marzo, un anno dalla repressione di Lhasa, lavata via dalla coscienza in nome dello spirito olimpico.
9 MAR 09
Ultimo aggiornamento: 20:58 | 21 AGO 20
Immagine di Comincia il marzo tibetano
Ora a Zhongnanhai, il complesso di Pechino che fa da sede centrale per la leadership del Partito, non vogliono che le ricorrenze filtrino fino all’esterno. La Polizia armata del Popolo cinese – un milione di paramilitari, usati anche a piazza Tienanmen – stringe l’intera frontiera con il Tibet, blocca le strade di scorrimento principali e controlla la capitale Lhasa. Internet e telefonini sono fuori uso. I reporter, come è capitato anche a due italiani, sono fermati prima che possano varcare il confine. Anche se nei prossimi giorni – forse – le informazioni che riusciranno a trapelare saranno pochine, sappiate che i tibetani continuano a opporsi al regime d’occupazione straniero, e che Pechino punisce la loro resistenza con centinaia di morti – duecento soltanto l’anno scorso durante i disordini – e migliaia di detenzioni, alcune senza ritorno. E chi lo dimentica, anche se è in occidente e pensa di non essere coinvolto, accontenta il governo cinese, che ieri ha arrestato 110 monaci per sottoporli, anche loro, a “rieducazione politica”.